Autore Topic: Debriefing OPERAZIONE CUT DOWN [24h] - 18-19 aprile 2026  (Letto 2151 volte)

Mystica

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Debriefing OPERAZIONE CUT DOWN [24h] - 18-19 aprile 2026
« il: Aprile 24, 2026, 12:28:07 pm »
PREMESSA

OpCom da tempo monitora la situazione a Vyselika, stato in cui vige il regime anti-occidentale del “Consiglio del Popolo Puro”, guidato dal Colonnello Darian. Un agente della CIA sotto copertura ha reperito informazioni fondamentali sulle abitudini del Colonnello, prendendo inoltre contatto con i membri de “I Figli della Libertà”, un gruppo dissidente che si oppone al regime con azioni di sabotaggio e che è riuscito a infiltrare una talpa all’interno del Popolo Puro.

A inizio marzo riceviamo un pacco proveniente da Vyselika. I Figli della Libertà sono riusciti a inviarci tutto il materiale raccolto dal loro infiltrato, nascondendolo in mezzo a prodotti tipici della regione. Hanno fatto un ottimo lavoro: ci hanno trasmesso mappe, foto e preziose fotocopie degli appunti di un tecnico cinese.
Ci mettiamo subito all’opera per tradurre i documenti. Sulla mappa notiamo delle aree di interferenza elettromagnetica, oltre all'indicazione di una zona che dovrebbe ospitare una batteria di missili SAM. Dagli appunti del tecnico riusciamo a estrapolare la modalità di sabotaggio delle antenne e del jammer che creano le interferenze, oltre alla procedura per disinnescare i missili.
Sulla base di queste informazioni e del rapporto CIA, OpCom decide di inviare la nostra pattuglia nel territorio di Vyselika.
I nostri compiti: sabotare antenne, jammer e missili in modo da ripristinare le comunicazioni con OpCom e avvalerci del supporto di un drone Reaper per l’eliminazione selettiva del Colonnello Darian. Eliminando il leader, si spera di innescare una rivoluzione interna e rovesciare il regime.
L’operazione è fissata per il 18 e 19 aprile. Abbiamo circa un mese per pianificarla alla perfezione.
Partiamo dallo studio della mappa. I Figli della Libertà hanno individuato tre possibili zone di infiltrazione; non sapendo quale sarà quella sicura, elaboriamo i percorsi partendo da tutte e tre le opzioni. Gli ordini sono chiari: ricognire le tre zone di interferenza elettromagnetica per individuare la fonte del disturbo e sabotare i missili. Tracciamo i percorsi calcolando i dislivelli per ottimizzare gli spostamenti ed evitare chilometri superflui, aggirando accuratamente strade e carrabili presumibilmente pattugliate dal regime.
Alla fine della pianificazione il percorso è chiaro a tutti. Passiamo allo studio delle foto e degli appunti tradotti. La talpa ci ha fornito immagini dettagliate dei pannelli di controllo di antenne e missili: la procedura di sabotaggio sembra lineare. Abbiamo anche la foto del jammer e negli appunti troviamo la password necessaria per bypassare l’interferenza e aprire una frequenza con il comando. Fino a quel momento saremo completamente isolati.
Raggiunti questi quattro obiettivi, potremo procedere all’eliminazione del Colonnello. Dal rapporto CIA sappiamo che esce solo di notte; le fonti de I Figli della Libertà hanno individuato due kill zone ottimali: la prima nell’abitato di Valdona, la seconda appena fuori dal centro, durante l'ispezione di alcune strutture. In entrambi i casi dovrà essere colpito mentre si trova a bordo del suo veicolo, per ridurre al minimo i danni collaterali civili.
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ESECUZIONE

Veniamo infiltrati nella zona denominata Able, a sud-est dell’area operativa. La strada è costeggiata da un bosco protetto da una rete. Mystica, il nostro scout, si allontana alla ricerca di un varco e lo individua in breve tempo. Ci addentriamo rapidamente e procediamo verso ovest, coperti dalla vegetazione, in direzione della prima area di interferenza, da noi ribattezzata Shelton-Brooks Centro.
Avanziamo veloci seguendo sentieri e tratturi, tenendoci il più lontano possibile dalle strade principali. Incrociamo un piccolo torrente e, come da pianificazione, lo costeggiamo.
Giunti nell’area di disturbo, ci rendiamo subito conto che per avvicinarci non visti dobbiamo prendere quota: attraversiamo la strada e risaliamo un campo, guadagnando la copertura di un uliveto. Da qui iniziamo l’avvicinamento attraverso una zona di sterpaglie e alberi. Individuiamo la tenda che fa da riparo ai soldati del Popolo Puro. Ora dobbiamo scovare la fonte del disturbo; finalmente, in una sorta di radura, intravvediamo il quadro di comando delle antenne. Gigio e Soggetto si muovono per effettuare il sabotaggio, mentre Mystica e Fifty rimangono in copertura. Lavoro pulito. Nessun contatto visivo: ci sganciamo velocemente.

Ripercorriamo i nostri passi per poi deviare verso nord-est, diretti alla seconda area di interferenza. Seguendo nuovamente vecchi sentieri arriviamo nei pressi di Shelton-Brooks Est. La zona con la maggiore intensità di segnale si trova al centro di un’area boschiva dotata di un'unica strada di accesso; impensabile usarla, essendo pattugliata dai soldati nemici. Ci allarghiamo leggermente verso est e ci infiltriamo nella boscaglia: è come cercare un ago in un pagliaio. La sorte ci assiste e Fifty individua la tenda mimetizzata nella vegetazione.
Avanziamo con estrema cautela: sappiamo di essere sul ciglio della strada pattugliata, e infatti sentiamo le voci dei soldati che discutono. Ci congeliamo. Seguiamo i loro movimenti dal rumore dei passi: si stanno allontanando verso la tenda. Appena sono fuori portata, sbuchiamo sulla strada. Fifty e Soggetto tengono la sinistra, Gigio e Mystica la destra. Bingo! Mystica individua la centralina delle antenne e lo comunica via radio. Apriamo il pannello, completiamo il sabotaggio, richiudiamo e via veloci lungo la strada che taglia il bosco verso nord.

Appena fuori dalla fitta vegetazione ci appostiamo al bordo di un campo di grano, protetti da un filare di alberi, per rifiatare e fare il punto della situazione. Siamo in AO da 4 ore, abbiamo disabilitato le prime due antenne e ora ci aspetta una lunga marcia: dobbiamo passare dagli attuali 380 m a quota 850 m di altitudine, per poi ridiscendere verso la batteria di missili SAM.
Quando arriviamo nei pressi della batteria è ormai buio. Non avendo visori notturni a disposizione, l’avvicinamento va effettuato su strada per non rischiare incidenti nei campi accidentati. I frequenti passaggi dei mezzi del Popolo Puro ci costringono a nasconderci ripetutamente ai lati della via.
Finalmente raggiungiamo la copertura di un boschetto vicino alla postazione. Dopo l'ennesima ronda motorizzata, la situazione sembra calmarsi; decidiamo di avvicinarci muovendoci sul perimetro del campo, usando il bosco come scudo.
Arrivati alla console di controllo missili, eseguiamo la procedura che dovrebbe far accendere la spia gialla di manutenzione ed emettere un suono continuo per circa un minuto. La spia non si accende. C’è qualcosa che non va.
Continuiamo a provare e, dopo vari tentativi, azioniamo una leva che fa scattare un allarme assordante. Cerchiamo disperatamente di riguadagnare il bosco, ma 8-9 soldati del Popolo Puro ci sono addosso in un istante. Tre di noi riescono a fatica a esfiltrare e a occultarsi, ma Fifty viene colpito. Capiamo a nostre spese che il suono innescato era l'allarme generale: sabotaggio fallito.

Ci ricongiungiamo in posizione sicura e analizziamo la situazione. Rileggiamo tutti i documenti, ma confermano la procedura che abbiamo appena eseguito. Per quasi due ore rimaniamo in osservazione e vediamo altre squadre commettere il nostro stesso "errore", facendo suonare l’allarme a ripetizione. Decidiamo di tentare nuovamente l’OBJ: ci avviciniamo in stealth, ma la chiavetta NFC continua a non attivare la modalità manutenzione. L’obiettivo è fondamentale per il proseguo della missione.
Ormai demoralizzati, ci allontaniamo per contattare la DE e chiedere istruzioni, valutando anche il ritiro definitivo. Con nostra immensa sorpresa, la DE ci informa che la postazione ha problemi tecnici: OBJ acquisito! Il morale torna alle stelle.

Ci rimettiamo in marcia verso l’ultimo punto di interferenza, Shelton-Brooks Ovest, dove ci aspetta il jammer. Camminiamo su strada, tendendo le orecchie per anticipare l'arrivo di eventuali pattuglie motorizzate, anche se il rumore sordo delle pale eoliche circostanti ci trae spesso in inganno.
Entrati nell’area di maggior disturbo, vediamo i fasci di luce delle torce nemiche tagliare il buio. Ci congeliamo. Osserviamo la loro ronda, che termina in una tenda posizionata proprio sotto una pala eolica. Attendiamo qualche minuto e decidiamo di aggirare l'accampamento passando nel campo rialzato proprio sopra la tenda. Con il cuore in gola ci muoviamo calcolando ogni singolo passo per non fare rumore: un soldato è all'esterno, intento a lavare delle gavette. Passiamo inosservati e poco dopo individuiamo il jammer. Due operatori entrano sul punto, due restano a copertura. Pur con qualche intoppo tecnico, riusciamo a inserire la password e a sbloccare la frequenza radio di OpCom. Possiamo finalmente comunicare il completamento di tutti i task operativi.

Esfiltriamo mantenendoci in quota rispetto all'accampamento: non vogliamo sfidare la sorte una seconda volta. Troviamo un tratturo vicino che ci conduce dritti a una cascina diroccata, un punto di osservazione perfetto per dominare l'abitato di Valdona senza essere visti. È qui che tenteremo di individuare il Colonnello Darian; in caso di esito negativo, ci sposteremo sulla zona d'ispezione secondaria.
Ci posizioniamo dietro la struttura coprendoci le spalle e ci prepariamo. Il paese è immerso nella notte fonda, c'è solo il passaggio di qualche auto civile, ma nessuna traccia del bersaglio.
Mentre posiziona il "nasone" (lo spektive) accoppiato allo smartphone, Gigio impartisce gli ordini: Soggetto prepara il laser di puntamento e dovrà calcolare distanza, azimut e coordinate; Mystica e Fifty sono pronti ad appuntare i dati e a trasmettere via radio la richiesta di intervento al Reaper. Mancano pochi minuti alle 02:00. Decidiamo di mantenere la posizione almeno fino alle 02:30 prima di valutare lo spostamento.
L’attesa viene premiata: Mystica scorge un’auto in avvicinamento proprio dalla direttrice prevista. Ne seguiamo la marcia finché non accosta, spegnendo luci e motore. Tratteniamo il fiato. Un uomo scende dal veicolo. Gigio lo inquadra: indossa il basco rosso del Colonnello. Scattiamo la foto e la inviamo a OpCom, che conferma l'identità del target. Luce verde per il Reaper.
Soggetto detta i dati telemetrici, Mystica e Fifty aprono le comunicazioni con il drone, mentre Soggetto e Gigio mantengono il bersaglio agganciato col laser. Il Reaper conferma l'acquisizione del target. Pochi istanti dopo, riceviamo a terminale il video dell'attacco: missione compiuta!

Mentre riordiniamo l'equipaggiamento, OpCom ci invia un nuovo aggiornamento basato sulle riprese di un drone di sorveglianza: è stato appena scoperto un laboratorio clandestino legato al Progetto Viridis, destinato allo sviluppo di armamenti avanzati. Riceviamo le coordinate. Nuovi ordini: ricognizione delle strutture, documentazione fotografica e download dei dati dai terminali.
Il laboratorio dista circa 4 km in linea d’aria. Riprendiamo la marcia. Lungo il tragitto siamo di nuovo costretti a occultarci per via del viavai dei mezzi del Popolo Puro, con le solite pale eoliche a confonderci l'udito.

Finalmente scorgiamo il complesso di strutture. Ci fermiamo in un campo adiacente per stabilire l'approccio tattico: entreremo dalla zona dei campi da tennis, per partire dal fondo e risalire il perimetro muovendoci tra gli edifici. Procediamo a coppie (due in acquisizione, due in sicurezza). Scaricati i dati e scattate le foto, iniziamo l'esfiltrazione alle prime luci dell'alba.
Raggiunta una distanza di sicurezza, contattiamo OpCom: obiettivo completato e invio telematico del materiale recuperato. Subito dopo ci vengono fornite le coordinate per il punto di recupero finale.
Ci rimettiamo in marcia un'ultima volta. Sono le 06:00 del mattino quando saliamo a bordo del furgone dei Figli della Libertà, che ci porterà finalmente in zona sicura, fuori dalla giurisdizione del regime.
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CONCLUSIONI E RINGRAZIAMENTI

A bocce ferme, vogliamo ringraziare di cuore l'Organizzazione per aver messo in piedi una storia ben strutturata. Si è vista tutta la passione messa per farci divertire: davvero un ottimo lavoro.

Un ringraziamento va anche ai ragazzi della controinterdizione: siete stati degli ossi duri, sempre sul pezzo e onesti, rendendo ogni obj una vera scarica di adrenalina. Ci avete fatto sudare ogni centimetro di terreno, proprio come piace a noi!
Un grazie va anche ai luoghi che ci hanno ospitato: scenari pazzeschi che hanno reso l'immersione nell'operazione ancora più suggestiva.

Ma la vittoria più bella resta quella all'interno del nostro team. Tra fatiche, imprevisti e ore di cammino, l'affiatamento tra noi quattro è stato la vera marcia in più. Ci siamo divertiti come matti, abbiamo riso anche nei momenti più duri e ne usciamo più uniti come squadra.
Alla prossima avventura, pronti a colpire ancora!

Venom04 over.